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Il nostro viaggio in Libano e il vero significato di "dialogo interculturale"

  

La prima volta che partecipammo ad un progetto giovanile europeo fu cinque anni fa. Acarbio nel settembre del 2011 prese parte ad un Seminario di Volontariato Europeo a Razlog, in Bulgaria. Qui conoscemmo persone eccezionali come Ieva, Iyad e Zeina con le quali siamo riusciti a realizzare insieme in Costiera amalfitana nuovi progetti negli anni a seguire. Nell’ottobre 2015, in veste di educatori ed ospiti del nostro progetto “Re-connecting to the Environment” tenutosi a Tramonti, avevano dato avvio ad un'altra iniziativa ambiziosa che ha poi finalmente visto la luce, esattamente un anno dopo a Beirut, la capitale del Libano.

 

Beirut Logo progetto Re-Started

 

 

 

Intercultural dialogue – ReStarted”, questo è il nome del seminario Erasmus+ organizzato dal 22 al 30 Ottobre 2016 da Amel Association (in collaborazione con gli estoni di Nooruse Maya), l’organizzazione libanese umanitaria guidata da Dr. Mohanna e l’eccezionale Zeina che ci ha potuto finalmente mostrare tutto quello che ci aveva raccontato nei nostri incontri precedenti. Abbiamo capito quanto questo progetto potesse essere fonte d’inspirazione sia personale che professionale, visto che ci siamo trovati ad esplorare una tematica nuova nella nostra associazione, come quella dei rifugiati di guerra e la promozione del dialogo interculturale. Sentivamo il bisogno di approfondire i temi dell’integrazione e della tolleranza anche in virtù dei numerosi volontari stranieri che ACARBIO ospita ogni anno e che provengono da realtà e culture diverse l’una dall’altra, ma certo non ci aspettavamo di andare cosi in profondità, toccando con mano quello che vuol dire integrazione quando si ripercuote sulle vite di persone costrette a scappar via dalle guerre.

 

Gruppo Re-StartedQuesto viaggio esplorativo è stato fatto insieme ad altri 30 partecipanti provenienti da paesi quali la Bulgaria, Estonia, Lituania, Polonia, Grecia, Giordania, Siria, Libano, Marocco e Tunisia, guidati da due validi trainer e un organizzazione ospitante con un'esperienza decennale nel campo del dialogo internazionale come Amel Association, tra i candidati all’ultimo premio Nobel per la pace. 

Il programma delle attività ci ha consentito di confrontarci con gli altri partecipanti sul significato di cultura, diversità e dialogo, riflettere sul modo in cui si sviluppano le campagne d’odio, le radicalizzazioni e le ideologie violente, anche attraverso la condivisione delle realtà locali di ogni nazione su come viene vissuta la diversità culturale e il suo impatto sulla società. Molto tempo è stato dedicato a comprendere come nascono i meccanismi di esclusione e come dagli stereotipi si sviluppino i pregiudizi che portano alla discriminazione. Comprendere tutte queste dinamiche ci ha fatto capire come la comprensione per chi è diverso è un processo complicato, dove molti fattori, anche inconsci, influenzano il nostro modo di rapportarci con chi appartiene ad una cultura differente. Questo apprendimento è avvenuto seguendo un programma di attività basato sull’educazione non formale che si è mostrata come sempre un metodo molto efficace per raggiungere l’obiettivo. Passare dalla teoria alla pratica però è sicuramente stato il momento più appagante di questo progetto.

Attività Re-Started

Nei giorni successivi infatti i volontari di Amel ci hanno portato a far visita alle loro strutture, dandoci anche la possibilità di esplorare un paese affascinante e controverso come il Libano. Come quando ci siamo spinti a sud del paese, a Khiam, vicino al confine con Israele, presso il centro sanitario per gruppi marginalizzati che Amel ha istituito allo scopo di offrire l’accesso a cure sanitarie anche a chi non poteva permetterselo. Queste sono infatti zone di guerra, abitate anche da rifugiati Siriani, Palestinesi e Iracheni. Da qui abbiamo proseguito il nostro viaggio facendo visita ad un ex centro di detenzione, dove un ex-prigioniero ci ha raccontato dell’orrore dei combattimenti e della prigionia. Sicuramente un esperienza molto forte che ci ha dato modo di capire la difficile realtà che si è vissuta e si vive tutt’ora nelle aree del Medio Oriente.

Campo rifugiati siriani Bambini campo rifugiati siriani

L’escursione nel cuore del Libano si è poi conclusa con la visita ad un campo di rifugiati Siriani, dove abbiamo cercato di portare un po’ di spensieratezza ai più piccoli, con giochi che avevamo preparato nei giorni precedenti durante il seminario. Questa è stata sicuramente l’esperienza più forte in assoluto offerta da questo viaggio. Arrivati in bus, in una tendopoli con migliaia di rifugiati, una volta scesi siamo venuti letteralmente assaliti dai bambini che sembravano ci stessero aspettando da sempre. E’ stato emotivamente difficile constatare le condizioni in cui questi vivono con le loro famiglie, in accampamenti di tende, senza servizi igienici, con la preoccupazione dell’inverno alle porte ma soprattutto con l’incertezza di un futuro a cui è difficile dare una forma. Questo è uno dei campi in cui Amel svolge alcune delle sue attività a favore dei rifugiati. Tutto ciò è stato sicuramente fonte di grande inspirazione, il trascorrere dei momenti insieme ai bambini e parlare con le loro famiglie.

Laboratorio elettronicaLiving book

Sulla base di queste esperienze l’intero gruppo di partecipanti ha dedicato i giorni successivi a cercare di sviluppare nuove attività non-formali per promuovere l’inclusione e conbattere il diffondersi di ideologie violente e campagne d’odio. Particolarmente interessante è stata la preparazione di un evento pubblico presso uno dei centri di Amel a Beirut, con l’ideazione di una sessione chiamata “Libro vivente” (Living book) dove alcuni partecipanti del progetto, insieme ad alcuni rifugiati accolti dai centri di Amel, avevano l’opportunità di raccontare le loro storie di vita, spesso legate alla guerra, alle discriminazioni, alla ribellione da regimi dittatoriali o dal desiderio di voler ripartire e ricostruire la propria città distrutta. A questo evento hanno partecipato numerose persone; si è tenuto presso il community center di Amel, un centro dove i volontari offrono attività di formazione per i rifugiati come corsi d’inglese, musica, teatro, sartoria, parrucchiera, elettrotecnica, informatica e molto altro. Perché l’azione di Amel non è semplicemente legata al supporto umanitario, ma ha lo scopo di far integrare le fasce più deboli all’interno della società, di renderle autonome e dargli una formazione che possa aiutarli ad emanciparsi contro lo sfruttamento in campo lavorativo.

E’ da qui che abbiamo anche trovato fonte d’ispirazione per l’ideazione di nuovi progetti futuri con altri partner incontrati durante il progetto. Proprio con alcuni membri di Amel abbiamo avviato una collaborazione per la creazione di un network tra Libano e Italia per lo sviluppo di attività sostenibili legate alle biodiversità, alle arti e tradizioni locali con il coinvolgimento delle fasce deboli.

Oltre alle nuove prospettive future, questo progetto ha avuto il merito di darci elementi importanti da implementare nelle nostre attività giovanili ma anche a livello locale, per arginare la discriminazione e ideologie violente che nascono dalla paura della diversità. Il nostro obiettivo adesso è quello di diffondere queste conoscenze e questa consapevolezza sull’essenza dell’integrazione, ai beneficiari dei nostri progetti e alla comunità locale. Questo è il primo compito per cui sentiamo di doverci impegnare.

Il viaggio in Libano e in particolare a Beirut è stata un esperienza totalmente diversa da tutte quelle fatte finora in ambito internazionale e ci ha messo di fronte ad una realtà che abbiamo sempre e solo conosciuto dalla televisione o dai giornali. Spendere 10 giorni a Beirut ci è servito a rimuovere tanti stereotipi che sono il frutto della superficialità su cui la società di oggi costruisce le proprie opinioni. Ma la conoscenza è un’altra e si ottiene aprendosi davvero a ciò che è diverso e guardando all’individuo, non al mondo da cui viene.

Gruppo Re-Started

Questo, come tanti altri progetti, sono resi possibile grazie al programma Erasmus+ che ogni anno offre tantissime opportunità ai giovani e a chi lavora con i giovani, di viaggiare, di formarsi, di accrescere le proprie competenze o di acquisirne di nuove, di migliorare le lingue straniere e di fare nuove amicizie che spesso durano una vita. Per questo consigliamo sempre ai nostri giovani di partecipare a queste iniziative, tra l’altro completamente finanziate dal programma Erasmus+, per allargare gli orizzonti della propria mente e avere una visione più completa di quello che si vuole diventare da grandi. Anche questo fa parte dell’essere cittadini europei.

 

Per chi fosse interessato a sapere come fare a partecipare a questi progetti giovanili, può scrivere un email a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  o contattandoci sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/acarbio.onlus/

 

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